Stefano Lucidi: reato derubricato in omicidio colposo. Un’autentica vergogna!

maggio 26, 2008

“Reato derubricato. Il giudice per le indagini preliminari, convalidando l’arresto in carcere, ha derubricato il titolo del reato, modificandolo in “omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, e omissione di soccorso”. La differenza è sensibile: con l’omicidio colposo il massimo della pena è 16 anni e ampie sono le misure alternative, con il “volontario” il tetto si alza quasi del doppio raggiungendo quota 30 anni.”

Sì, poi magari interviene qualche attenuante, si ottengono i domiciliari e il delinquente, dopo aver stroncato due giovanissime vite con il suo comportamento prepotente, strafottente ed avulso da ogni forma di sensibilità umana se la cava con pochissimi anni…

Signori miei, ma in che razza di mondo viviamo?? Un essere così spregevole, che ha inflitto immotivatamente un’immensa sofferenza a tante persone, va punito come si deve!!

Solo avendo la certezza della giusta pena si potrà sperare che certi comportamenti non vengano più posti in essere da certi emeriti imbecilli criminali. Se uno, ancorchè di indole delinquenziale, ha la certezza che gli verrà comminata una pena proporzionale al danno che si accinge a fare, magari ci pensa su due volte prima di commettere certe infamità!

Ed intanto i due poveri ed innocenti ragazzi non ci sono più, la loro breve esistenza è stata assurdamente troncata per sempre da quel rifiuto umano, insieme ai loro sogni ed alla serenità di chi gli ha voluto bene.

Ripeto, trattasi di duplice omicidio volontario! Chi agisce in quel modo sa benissimo di avere un’alta probabilità di uccidere qualche innocente, cosa che purtroppo è avvenuta.

Sono basìto.

Alessio Giuliani e Flaminia Giordani: una fine tragica ed assurda

maggio 24, 2008

Molti incidenti stradali si verificano sulle strade italiane ogni giorno, talvolta anche mortali, ma quello avvenuto giovedì 22 maggio sera a Roma all’incrocio tra Viale regina Margherita e Via Nomentana, dove hanno perso la vita i due fidanzati 23 e 22enni Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, mi ha colpito e commosso particolarmente.

Non conoscevo personalmente le due vittime, ma da ciò che ho letto e dalle immagini che ritraggono i loro volti immagino che dovessero essere due ragazzi puliti e perbene, con una vita davanti di sogni da realizzare; due studenti universitari, innamorati e teneri, stroncati in un attimo da un tragico destino mentre se ne andavano tranquilli per i fatti loro in una sera di primavera inoltrata.

Si tratta di una tragedia che appare davvero crudele ed inspiegabile con la logica umana: solo forse chi ha il dono della fede può farsene una ragione e trovare un senso a tutto ciò.

Sarebbe bastato che avessero ritardato ad imboccare quel maledetto incrocio di soli pochi secondi e nulla sarebbe accaduto, ma le misteriose trame degli umani destini sono purtroppo davvero imperscrutabili.

Va spesa qualche parola anche per l’infame assassino, Stefano Lucidi, per il quale trovo veramente difficile usare un aggettivo appropriato. Gli inquirenti l’hanno definito “una personalità pericolosa e violenta”, e ciò che ha fatto in quella dannata sera ne è la lampante riprova.

Ad un simile rifiuto della società andrebbe senz’altro comminata una pena esemplare e commisurata a ciò che ha effettivamente commesso, ossia un duplice omicidio! Uno schifo d’essere così non è degno del vivere civile, va internato a vita e basta, anche perchè potrebbe nuocere di nuovo alla collettività, creando magari danni irreparabili ad altri innocenti. Non vedo nemmeno l’opportunità di concedergli una qualsiasi attenuante, in quanto chi si comporta così sa che può fare dei danni, anche gravissimi, come in questo caso.

In maniera pressochè deliberata ha stroncato due giovanissime vite innocenti e distrutto due famiglie, alle quali mai più nessuno potrà restituire i loro cari estinti!

Non ci sono parole per descrivere l’immenso dolore di queste due famiglie, alle quali rivolgo tutta la mia commossa partecipazione e la mia umana solidarietà al loro straziante cordoglio, invitandole a sopportare con coraggio questa durissima prova che che un crudele destino gli ha improvvisamente imposto.

Siate forti; se esiste un’aldilà, i vostri figlioli veglieranno insieme su di voi, osservandovi con ancor maggiore serenità di quella che avevano durante il loro breve ma significativo passaggio su questa terra.

Un sentito abbraccio ai familiari ed a tutti coloro che hanno voluto bene a questi due angeli.

Pensioni e salari bassi: un interessante studio al riguardo

maggio 4, 2008

Su Repubblica.it ho trovato un interessante articolo di Maurizio Ricci, tratto da un recente studio della Bri, sull’evidente spostamento di una significativa quota di Pil dal lavoro dipendente ai profitti, fenomeno che peraltro molti di noi percepiscono molto chiaramente attraverso il vivere quotidiano.

Il drammatico calo del potere d’acquisto di stipendi e pensioni negli ultimi 25 anni non è quindi un semplice pettegolezzo inventato ad arte dai comunisti, ma è purtroppo una tragica realtà che sperimentiamo tutti i giorni allorquando dobbiamo fare i salti mortali per arrivare a fine mese.

L’articolo spiega dettagliatamente questo fenomeno; vale quindi assolutamente la pena di leggerlo:

“Secondo uno studio della Bri è sempre più alta la quota di Pil
che va ai profitti. Dagli anni Ottanta ad oggi salari schiacciati
Il declino globale degli stipendi
in busta 5mila euro in meno l’anno
di MAURIZIO RICCI

Corteo del 1 maggio

ROMA – La lotta di classe? C’è stata e l’hanno stravinta i capitalisti. In Italia e negli altri Paesi industrializzati, gli ultimi 25 anni hanno visto la quota dei profitti sulla ricchezza nazionale salire a razzo, amputando quella dei salari, e arrivare a livelli impensabili (“insoliti”, preferiscono dire gli economisti). Secondo un recente studio pubblicato dalla Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, nel 1983, all’apogeo della Prima Repubblica, la quota del prodotto interno lordo italiano, intascata alla voce profitti, era pari al 23,12 per cento.

Di converso, quella destinata ai lavoratori superava i tre quarti. Più o meno, la stessa situazione del 1960, prima del “miracolo economico”. L’allargamento della fetta del capitale comincia subito dopo, nel 1985. Ma per il vero salto bisogna aspettare la metà degli anni ’90: i profitti mangiano il 29 per cento della torta nel 1994, oltre il 31 per cento nel 1995. E la fetta dei padroni, grandi e piccoli, non si restringe più: raggiunge un massimo del 32,7 per cento nel 2001 e, nel 2005 era al 31,34 per cento del Pil, quasi un terzo. Ai lavoratori, quell’anno, è rimasto in tasca poco più del 68 per cento della ricchezza nazionale.
Otto punti in meno, rispetto al 76 per cento di vent’anni prima.

Una cifra enorme, uno scivolamento tettonico. Per capirci, l’8 per cento del Pil di oggi è uguale a 120 miliardi di euro. Se i rapporti di forza fra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent’anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori, invece che dei capitalisti. Per i 23 milioni di lavoratori italiani, vorrebbero dire 5 mila 200 euro, in più, in media, all’anno, se consideriamo anche gli autonomi (professionisti, commercianti, artigiani) che, in realtà, stanno un po’ di qui, un po’ di là. Se consideriamo solo i 17 milioni di dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più, in busta paga. Altro che il taglio delle aliquote Irpef.

Non è, però, un caso Italia. Il fenomeno investe l’intero mondo sviluppato. In Francia, rileva sempre lo studio della Bri, la fetta dei profitti sulla ricchezza nazionale è passata dal 24 per cento del 1983 al 33 per cento del 2005. Quote identiche per il Giappone. In Spagna dal 27 al 38 per cento. Anche nei paesi anglosassoni, dove il capitale è sempre stato ben remunerato, la quota dei profitti è a record storici. Dice Olivier Blanchard, economista al Mit, che i lavoratori hanno, di fatto, perduto quanto avevano guadagnato nel dopoguerra.

Forse, bisogna andare anche più indietro, al capitalismo selvaggio del primo ‘900: come allora, in fondo, succede poi che il capitalismo troppo grasso di un secolo dopo arriva agli eccessi esplosi con la crisi finanziaria di questi mesi. Ma gli effetti sono, forse, destinati ad essere più profondi. C’è infatti questo smottamento nella redistribuzione delle risorse in Occidente dietro i colpi che sta perdendo la globalizzazione e il risorgere di tendenze protezionistiche: da Barack Obama e Hillary Clinton, fino a Nicolas Sarkozy e Giulio Tremonti.

Sostiene, infatti, Stephen Roach, ex capo economista di una grande banca d’investimenti come Morgan Stanley, che la globalizzazione si sta rivelando come un gioco in cui non è vero che vincono tutti. Secondo la teoria dei vantaggi comparati di Ricardo, la globalizzazione doveva avvantaggiare i paesi emergenti e i loro lavoratori, grazie al boom delle loro esportazioni.

E quelli dei paesi industrializzati, grazie all’importazione di prodotti a basso costo e alla produzione di prodotti più sofisticati. “E’ una grande teoria – dice Roach – ma non funziona come previsto”.
Ai lavoratori cinesi è andata bene, ma quelli americani ed europei non hanno mai guadagnato così poco, rispetto alla ricchezza nazionale. Sono i capitalisti dei paesi sviluppati che fanno profitti record: pesa l’ingresso nell’economia mondiale di un miliardo e mezzo di lavoratori dei paesi emergenti, che ha quadruplicato la forza lavoro a disposizione del capitalismo globale, multinazionali in testa, riducendo il potere contrattuale dei lavoratori dei paesi sviluppati.

Quanto basta per dirottare verso le casse delle aziende i benefici dei cospicui aumenti di produttività, realizzati in questi anni, lasciandone ai lavoratori le briciole. Inevitabile, secondo Roach, che tutto questo comporti una spinta protezionistica nell’opinione pubblica, a cui i politici si mostrano sempre più sensibili.

Ma il ribaltone nella distribuzione della ricchezza in Occidente è, allora, un effetto della globalizzazione? Non proprio, e non del tutto. Secondo gli economisti del Fmi, nonostante che il boom del commercio mondiale eserciti una influenza sulla nuova ripartizione del Pil, l’elemento motore è, piuttosto, il progresso tecnologico. Su questa scia, Luci Ellis e Kathryn Smith, le autrici dello studio della Bri, osservano che il balzo verso l’alto dei profitti inizia a metà degli anni ’80, prima che le correnti della globalizzazione acquistino forza. Inoltre, l’aumento della forza lavoro disponibile a livello mondiale interessa anzitutto l’industria manifatturiera, ma, osservano, non è qui – e neanche nei servizi alle imprese, l’altro terreno privilegiato dell’offshoring – che si è verificato il maggior scarto dei profitti.

Il meccanismo in funzione, secondo lo studio, è un altro: il progresso tecnologico accelera il ricambio di macchinari, tecniche, organizzazioni, che scavalca sempre più facilmente i lavoratori e le loro competenze, riducendone la forza contrattuale. E’ qui, probabilmente, che la legge di Ricardo, a cui faceva riferimento Roach, si è inceppata. Il meccanismo, avvertono Ellis e Smith, è tutt’altro che esaurito e, probabilmente, continuerà ad allargare il divario fra profitti e salari in Occidente.

Dunque, è la dura legge dell’economia a giustificare il sacrificio dei lavoratori, davanti alla necessità di consentire al capitale di inseguire un progresso tecnologico mozzafiato? Neanche per idea. La crescita dei profitti, sottolinea lo studio della Bri, “non è stato un passaggio necessario per finanziare investimenti extra”. Anzi “gli investimenti sono stati, negli ultimi anni, relativamente scarsi, rispetto ai profitti, in parecchi paesi”. In altre parole “l’aumento della quota dei profitti non è stata la ricompensa per un deprezzamento accelerato del capitale, ma una pura redistribuzione di rendite economiche”. La lotta di classe, appunto.
(3 maggio 2008)”

L’autore del presente articolo afferma giustamente che “la lotta di classe c’è e l’hanno stravinta i capitalisti”.

Tanto per cambiare, aggiungo io…

passaparola

“Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che l’interesse delle pecore ed il proprio siano gli stessi.” (Stendhal)

maggio 2, 2008

Dedico questa efficacissima massima di Stendhal a tutti coloro che credono che la lotta di classe sia un fenomeno ormai superato, o che pensano che in fondo l’interesse di chi ci governa possa in qualche modo coincidere col nostro, oppure che si illudono che l’interesse del ricco (immaginate quale?) coincida con quello del povero.

Sono purtroppo pie illusioni…

Beppe Grillo: parole di verità…

aprile 26, 2008

Ecco una parte dell’intervento di Beppe Grillo a Torino del 25 aprile 2008:

“Oggi è il 25 aprile 2008. La festa della Liberazione. I nostri padri, i nostri nonni non hanno finito il lavoro. Non per colpa loro. Se noi avessimo il loro cuore e il loro coraggio non saremmo finiti così.I partigiani hanno liberato l’Italia dal nazifascismo per ritrovarsi con l’occupazione americana. L’Italia non è nella Nato, è la Nato che è nell’Italia. Ad Aviano e a Ghedi Torre ci sono novanta testate nucleari. In Europa dopo il crollo del muro di Berlino le hanno ridotte, eliminate, cancellate. In Italia sono aumentate. Siamo un bersaglio in caso di guerra atomica. L’articolo 11 della Costituzione dice che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E allora cosa ci fanno 113 basi logistiche degli Stati Uniti sul nostro territorio. 113 tra depositi di armi, basi navali, basi di telecomunicazioni, basi aeree, gruppi logistici per l’attivazione di bombe nucleari, basi di sommergibili, basi missilistiche, poligoni di tiro, forze aeree tattiche. Solo due regioni non sono occupate: la Val d’Aosta e l’Abruzzo perché i militari americani non capivano la lingua. Siamo un Paese a sovranità limitata. Ma non lo sa nessuno.

L’otto settembre un milione e mezzo di persone ha chiesto, ha gridato di ripulire la cloaca del Parlamento dai condannati. Ha preteso che la politica non fosse una professione, ma un servizio. Che ci fosse un massimo di due legislature. Ho portato 350.000 firme al Senato in un risciò, nelle mani di Franco Marini. Forse sono in cantina, forse le hanno buttate nella raccolta differenziata. Nessuna risposta dal Potere. Fassino e la moglie Serafini sono stati eletti per la quinta e la sesta volta. Sono la coppia più parlamentare del mondo. Faranno le nozze di diamante in Parlamento. A fine carriera ci saranno costati 12 milioni di euro. Mieli, Vespa, Scalari, Panebianco scrivono di modernità di semplificazione del quadro politico. Ma cosa cazzo dicono. I condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio sono diventati 70. Testa d’Asfalto ne ha 45 e Topo Gigio ne ha 13. Voi non li avete votati. Non potevate. Non eravate informati. Questa gente non la mettereste neppure a gestire un condominio. Avete fatto una croce, come delle bestie. Senza poter scegliere un candidato. Non siamo più in una democrazia. Le elezioni erano incostituzionali. Morfeo Napolitano doveva PRIMA fare il referendum chiesto dai cittadini sulla nuova legge elettorale e POI sciogliere le Camere. Il presidente della Repubblica deve rispondere al popolo italiano non ai partiti. Ha avuto paura dei fucili di latta di Bossi e dei gazebo dello psiconano.
I condannati in via definitiva sono diminuiti da 24 a 16. Dodici sono del Popolo della libertà condizionata, il primo partito di recupero italiano. I condannati sono diminuiti solo perché sono spariti alcuni partiti. No Partiti, no condannati. I condannati in primo e secondo grado sono comunque aumentati. Li mettono in Parlamento per non farli finire in galera grazie all’immunità parlamentare come Cuffaro, il più amato da Azzurra Caltagirone, condannato a 5 anni per favoreggiamento aggravato di alcuni mafiosi. Non basterebbe il pomeriggio per leggere tutti e settanta i nomi con i reati. Dirò solo quelli dei meno furbi, che si sono fatti condannare. Devo però fare prima un distinguo per il nostro prossimo Ministro degli Interni Roberto Maroni che è stato condannato a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Maroni è stato condannato per aver tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Sarà il primo ministro degli Interni con la museruola.

Chi non sa non può decidere, non può scegliere. Vive nelle tenebre, nell’oscurità. L’otto settembre l’informazione, che aveva del tutto ignorato il V day, è stata la prima ad attaccarlo. Il potere ha capito che il gioco gli veniva sottratto dalle mani. Il cittadino informato non è controllabile dal potere. E il potere vive grazie al controllo dei media. Le banche, la Confindustria, Mediaset e i Partiti usano le televisioni e i giornali per fare propaganda, assumono i direttori dei giornali come fossero addetti dell’ufficio stampa. I politici senza gli studi televisivi ritornerebbero al nulla dal quale provengono.
L’informazione malata è il virus e i cittadini liberi sono la cura. La Rete è la cura. La libera informazione è la cura. Ci sono quasi 500 piazze in cui si raccolgono le firme in Italia, più di quattrocento città in tutto l Paese da Aosta a Palermo, quaranta città all’estero tra cui New York, Amsterdam, Londra sono collegate. Dobbiamo raccogliere le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione, dai suoi padroni e dai suoi servi. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo.

Il primo referendum.L’abolizione dell’ordine dei giornalisti creato da Mussolini nel 1925 per controllare la stampa.L’informazione deve essere libera. L’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. L’accesso alla professione di giornalista deve essere libero da vincoli burocratici e corporativi.
Luigi Einaudi : “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Mario Berlinguer, il padre di Enrico: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni”.

Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria. Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta.

Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee. L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse. L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4. La Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha detto che la misura non è urgente. Chi paga? Lei? Non è urgente per chi? Per la disinformazione? Per Testa d’Asfalto?
Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? Lo psiconano è diventato ricco grazie alla pubblicità che può raccogliere in modo esclusivo grazie alle concessioni statali.
Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. Servi ben pagati.
La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. I politici l’hanno prima occupata e poi infestata con la loro presenza. Non ne possiamo più del loro vuoto, della loro incompetenza. Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.

Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla stazione di Bologna, sulle bombe di Brescia, su Aldo Moro. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di 1630 miliardi di euro che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie.
Oggi sul palco ci sarà informazione vera. Persone vere che parleranno di realtà nascoste dai media. Ci sono due piazze in festa a Torino. Piazza Castello e Piazza San Carlo. Tutti e due useremo i nostri amplificatori per una liberazione: una passata e una futura. Mi sembra di essere in un racconto di Giovannino Guareschi, ma non so più chi sono, se Don Peppone o Don Camillo.
Informazione libera in libero Stato. Coraggio!
Beppe Grillo”

Che dire, sono parole di sacrosanta verità…

Popolo delle Libertà: quali, queste??

aprile 16, 2008

Sono forse queste le “Libertà” che auspica il nostro buon Silvio?

Gustatevi pure questo video e giudicate se ciò che viene affermato riguardo alle intercettazioni vi sembra degno di un leader democratico occidentale.

Il Popolo delle Libertà e il Popolo Bue

aprile 16, 2008

Rieccoci ancora qua: siamo nel 2008 e Berlusconi rivince, anzi stravince per la terza volta le elezioni politiche.

Il compianto Indro Montanelli diceva che bisognava votare Berlusconi, affinchè andasse al governo e gli italiani, dopo averlo messo alla prova, se ne sarebbero vaccinati per sempre.

Caro Indro, purtroppo ahinoi le cose non sono andate esattamente così: nonostante le precedenti fallimentari esperienze di governo del centro-destra, come l’ineffabile quinquennio 2001-2006 o il biennio 1994-1996, gli italiani sono tornati in massa a votarlo, ancora non paghi del disastro.

In cosa l’attuale centro-destra è diverso dalle edizioni precedenti? Forse solo in un maggiore peso numerico della Lega, assolutamente in nient’altro.

Anni di leggi a consumo personale, di scarsissima sensibilità sociale, di mancato approccio ai gravissimi problemi dell’occupazione e del potere d’acquisto di dipendenti e pensionati, di perenni conflitti con la magistratura, ecc. Ma non è ancora bastato. L’hanno rivotato.

E’ bastato che facesse alcuni dei suoi sapienti show in televisione e nelle piazze ed il popolo si è fatto nuovamente infinocchiare da questo “moderno” televenditore di sè stesso. Non importa quello che ha fatto (e non ha fatto) finora, per molti contano assai di più le apparenze che la sostanza della proposta politica vera e propria.

Anche se ha riempito il Parlamento di galantuomini.
Con il risultato che chi ha detto cose ben più giuste e reali, ma nel modo sbagliato e con meno lustrini e pailettes, non è stato considerato degno di fiducia.

Vedremo questa volta cosa saprà fare e quali “Libertà” (senza il “Popolo”, adesso) si prenderà.
Personalmente sono assai preoccupato. D’altro canto, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole, questo sia. Ognuno ha ciò che si merita.

Tutta la Sinistra fuori dal Parlamento: un giorno davvero triste

aprile 15, 2008

Oggi è un giorno davvero triste, per me e per i tanti che come me hanno creduto e militato nelle fila della sinistra (quella vera!): si è infatti verificato, per la prima volta dopo 60 anni, che nessun parlamentare di sinistra sieda in Parlamento, in nessuno dei due rami.

Personalmente trovo che questo sia un grave vulnus per la democrazia italiana, che priva di rappresentanza una parte di cittadini italiani che si sentono ancora genuinamente di sinistra e che non potranno vedere nella presente legislatura rappresentate nelle istituzioni le loro legittime istanze di evoluzione sociale e di cambiamento nel senso da loro auspicato.

Alla luce di questa disfatta elettorale, di proporzioni assai maggiori di quanto si sarebbe aspettato anche il più pessimista di noi, questa mattina mi sono svegliato con una grande tristezza dentro. In un attimo sembra siano state spazzate via con un colpo di spugna tutta la storia del movimento operaio, le rivendicazioni sociali e le lotte di emancipazione che hanno fortemente caratterizzato gran parte dei decenni passati.

La scellerata scelta del democratico (cristiano) Veltroni di correre da solo ha prodotto l’unico risultato di cancellare i partiti alla sua sinistra rubandogli voti, in nome di quella ignobile vaccata del cosiddetto “voto utile”, senza però riuscire ad arginare la crescita e la conseguente vittoria di Berlusconi e delle destre, sempre più incombenti e minacciose.

Parliamoci chiaro: Berlusconi ha stravinto! Ed in buona parte grazie a Veltroni…

Avrà una consistente maggioranza numerica in entrambi i rami del Parlamento e potrà quindi cantarsela e suonarsela da solo, facendo tutto ciò che più gli aggraderà e gli farà comodo, forse con l’unico paletto dettato dalle intemperanze di Bossi…bravo, Veltroni, proprio un ottimo risultato!!

Ma non demordiamo: la Sinistra vive ancora nei cuori e nelle menti di molti noi e saprà rialzare la testa, come ha già detto giustamente Bertinotti. Sapremo riorganizzarci nella società e ripartire con rinnovato slancio alle prossime elezioni.

Rivolgo un particolare ringraziamento a Fausto Bertinotti, che ha saputo condurre la campagna elettorale con l’intelligenza e l’onestà intellettuale che da sempre lo contraddistinguono, qualità peraltro riconosciutegli da tutte le parti politiche, e lo invito a continuare ad essere parte attiva della Sinistra Italiana: c’è un grande bisogno nella società di uomini come lui.

Non rassegniamoci a morire democristiani. Mai!

Elezioni Politiche 2008 – La Sinistra Arcobaleno: un buon investimento per il futuro

aprile 10, 2008

Ci siamo quasi: ancora un paio di giorni e ci recheremo alle urne per eleggere il nuovo governo. Colgo pertanto l’occasione per esplicitare alcune mie personali riflessioni al riguardo.

Personalmente mi sono sempre ritenuto un uomo di sinistra, sia per cultura che per tradizione familiare, oltre che per i miei trascorsi vissuti, vedi la militanza politica in Autonomia Operaia negli anni del liceo, intorno alla seconda metà degli anni ’70.

Coerentemente a quanto sopra, ho sempre votato a sinistra (quella vera!) da quando ho raggiunto la maggiore età, ivi comprese le scorse elezioni.

Questa invece è stata la prima volta in vita mia che ho avuto dei seri dubbi su chi e se andare a votare: credo infatti che l’elettore di sinistra tipo sia stato profondamente deluso dai 20 mesi del governo Prodi, sul quale peraltro riponeva elevatissime aspettative.

Dopo i non certo brillanti 5 anni del governo Berlusconi, e dopo i lunghi anni di controriforme che hanno di fatto portato ad una macelleria sociale senza precedenti noti, con l’oggettivo e drammatico calo del potere d’acquisto dei redditi fissi e l’evidente peggioramento delle condizioni di vita degli italiani, l’elettore medio di sinistra (e non solo) confidava in una netta inversione di tendenza da parte dell’allora nascituro governo Prodi nel 2006. Questo fenomeno, fortemente auspicato da molti, purtroppo non si è verificato, se non in minima parte, lasciando nello sconforto e nella disperazione totale milioni di cittadini, stufi di non vedere mai risolti i loro problemi reali da nessuno e disgustati dalla classe politica, altrimenti definita “casta”, nel suo insieme.

A rigor del vero, però, bisogna riconoscere con onestà intellettuale che la componente di sinistra del governo Prodi era sostanzialmente minoritaria, dato che il grosso della coalizione era concentrato nelle mani dell’ex Margherita e degli ex DS, attualmente confluiti nel Partito Democratico (Cristiano?). Questo ha fatto sì che molti temi sociali cari alla sinistra non potessero essere realizzati, nè talvolta neanche messi all’ordine del giorno, per l’esiguità numerica delle forze che li promuovevano.

E’ ormai un dato evidente che le welthanshaung del PD e della Sinistra Arcobaleno siano significativamente diverse, così come diverse sono le rispettive sensibilità e proposte sui temi prettamente sociali. Credo sia proprio alla luce di queste considerazioni che abbiano finalmente deciso di marciare divisi.

Il leader della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, è uno dei rarissimi politici stimati da ogni parte politica, con una storia personale di chiara onestà politica, personale ed intellettuale; egli ha sempre dimostrato di voler rappresentare nei fatti la Vera Sinistra, quella capace di risolvere i problemi dei più deboli e di attenuare le ingiustizie sociali, nel segno dell’equità sociale per ogni cittadino.

E’ proprio per queste ragioni che ritengo la Sinistra Arcobaleno l’unica formazione politica coerente, pulita e degna di essere votata in queste ormai prossime elezioni politiche, checchè ne dicano gli interessati fautori di quell’estrema scorrettezza del cosiddetto “voto utile”.

Basta con questa ignobile storia del “voto utile”!! Utile a chi?!? A loro, immagino…

Non mi interessano queste volgari bassezze: diamo invece forza a chi riteniamo possa degnamente rappresentarci, a prescindere da qualsiasi altra futile considerazione: avere una sinistra forte in Italia significa comunque investire sul proprio futuro dando menti, gambe e braccia alle proprie reali aspirazioni, nella legittima speranza di vedere finalmente realizzato qualche concreto cambiamento in positivo nelle nostre condizioni di vita e di lavoro, dopo lustri di continui peggioramenti.

Linux Ubuntu 8.04 Hardy Heron LTS: la soluzione definitiva contro Windows?

marzo 31, 2008

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Ho installato nei giorni scorsi la versione beta uscita recentemente dell’ultima release di Linux Ubuntu, ovvero la 8.04 Hardy Heron.

E’ da molti anni che il sistema operativo Linux mi incuriosisce molto, in particolar modo nella speranza di trovare un valido sostituto a Windows che, seppur risultando essere il più usato al mondo, non è di certo esente da difetti.

Devo dire di aver provato moltissime distro in questi anni, ma mai nessuna mi ha messo in condizione di poter sostituire degnamente Windows per varie ragioni, in primis la scarsa usabilità(vedi anche un mio post precedente).

Questa distribuzione invece, anche se ancora in versione beta (la versione definitiva uscirà proprio nel corrente mese di aprile 2008) mi ha già da subito colpito durante la sessione Live per le seguenti ragioni:

  •  Incredibile a dirsi, ma mi ha riconosciuto al volo tutto l’hardware senza bisogno di dover passare notti insonni a cercare drivers o smanettare con la temibile riga di comando nel disperato tentativo di far funzionare qualcosa;
  • Facilissima da configurare: connessione ADSL ad Internet, temi, effetti, preferiti, posta elettronica, audio, video, stampante, scanner, ecc., tutto a portata di click e con intuitive e semplici interfacce grafiche…chi ha detto che Linux è difficile?
  • Grafica gradevole e pulita, migliorata rispetto alle precedenti versioni;
  • Stabile e funzionale, anche se ancora in versione beta; è installata di default anche la beta 4 di Firefox 3, molto ben funzionante, anche se con troppo poche estensioni disponibili, che arriveranno senz’altro in seguito;
  • Molto usabile: pur avendo su uno dei miei due dischi rigidi il classico dual-boot, non sto più usando Vista praticamente da quando l’ho installata, ossia da qualche giorno, senza sentirne peraltro la mancanza. Questo mi sembra in assoluto l’indicatore più significativo della bontà di un software, ossia l’usabilità.

Suggerisco pertanto a chiunque di provarla, anche solo in versione Live, per farsi un’idea di quanto gli apprezzabili sforzi compiuti dalla Canonical (la società che produce Ubuntu, fondata nel 2004) si stiano rivelando proficui.

E’ significativo infatti che alcune grandi aziende come la Dell forniscano a richiesta Ubuntu preinstallato sui loro pc al posto di Windows.

Dopo la prova in Live, sarete senz’altro fortemente tentati ad installarla, operazione peraltro assai semplice, data la presenza dell’installer totalmente grafico e dotato di funzioni chiare ed intuitive. Questa versione sarà una LTS (Long Term Support) e godrà quindi di ben tre anni di supporto dalla casa madre.

Che non fosse finalmente sbarcata sulla Terra la vera alternativa a Windows?


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