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Elezioni Politiche 2008 – La Sinistra Arcobaleno: un buon investimento per il futuro

aprile 10, 2008

Ci siamo quasi: ancora un paio di giorni e ci recheremo alle urne per eleggere il nuovo governo. Colgo pertanto l’occasione per esplicitare alcune mie personali riflessioni al riguardo.

Personalmente mi sono sempre ritenuto un uomo di sinistra, sia per cultura che per tradizione familiare, oltre che per i miei trascorsi vissuti, vedi la militanza politica in Autonomia Operaia negli anni del liceo, intorno alla seconda metà degli anni ’70.

Coerentemente a quanto sopra, ho sempre votato a sinistra (quella vera!) da quando ho raggiunto la maggiore età, ivi comprese le scorse elezioni.

Questa invece è stata la prima volta in vita mia che ho avuto dei seri dubbi su chi e se andare a votare: credo infatti che l’elettore di sinistra tipo sia stato profondamente deluso dai 20 mesi del governo Prodi, sul quale peraltro riponeva elevatissime aspettative.

Dopo i non certo brillanti 5 anni del governo Berlusconi, e dopo i lunghi anni di controriforme che hanno di fatto portato ad una macelleria sociale senza precedenti noti, con l’oggettivo e drammatico calo del potere d’acquisto dei redditi fissi e l’evidente peggioramento delle condizioni di vita degli italiani, l’elettore medio di sinistra (e non solo) confidava in una netta inversione di tendenza da parte dell’allora nascituro governo Prodi nel 2006. Questo fenomeno, fortemente auspicato da molti, purtroppo non si è verificato, se non in minima parte, lasciando nello sconforto e nella disperazione totale milioni di cittadini, stufi di non vedere mai risolti i loro problemi reali da nessuno e disgustati dalla classe politica, altrimenti definita “casta”, nel suo insieme.

A rigor del vero, però, bisogna riconoscere con onestà intellettuale che la componente di sinistra del governo Prodi era sostanzialmente minoritaria, dato che il grosso della coalizione era concentrato nelle mani dell’ex Margherita e degli ex DS, attualmente confluiti nel Partito Democratico (Cristiano?). Questo ha fatto sì che molti temi sociali cari alla sinistra non potessero essere realizzati, nè talvolta neanche messi all’ordine del giorno, per l’esiguità numerica delle forze che li promuovevano.

E’ ormai un dato evidente che le welthanshaung del PD e della Sinistra Arcobaleno siano significativamente diverse, così come diverse sono le rispettive sensibilità e proposte sui temi prettamente sociali. Credo sia proprio alla luce di queste considerazioni che abbiano finalmente deciso di marciare divisi.

Il leader della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, è uno dei rarissimi politici stimati da ogni parte politica, con una storia personale di chiara onestà politica, personale ed intellettuale; egli ha sempre dimostrato di voler rappresentare nei fatti la Vera Sinistra, quella capace di risolvere i problemi dei più deboli e di attenuare le ingiustizie sociali, nel segno dell’equità sociale per ogni cittadino.

E’ proprio per queste ragioni che ritengo la Sinistra Arcobaleno l’unica formazione politica coerente, pulita e degna di essere votata in queste ormai prossime elezioni politiche, checchè ne dicano gli interessati fautori di quell’estrema scorrettezza del cosiddetto “voto utile”.

Basta con questa ignobile storia del “voto utile”!! Utile a chi?!? A loro, immagino…

Non mi interessano queste volgari bassezze: diamo invece forza a chi riteniamo possa degnamente rappresentarci, a prescindere da qualsiasi altra futile considerazione: avere una sinistra forte in Italia significa comunque investire sul proprio futuro dando menti, gambe e braccia alle proprie reali aspirazioni, nella legittima speranza di vedere finalmente realizzato qualche concreto cambiamento in positivo nelle nostre condizioni di vita e di lavoro, dopo lustri di continui peggioramenti.

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E quant’altro…

gennaio 10, 2008

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Prendo come spunto questo ottimo post per dire la mia riguardo alcuni modi di dire di uso comune.

Pare che ogni epoca abbia alcune espressioni ricorrenti che vanno di moda e che vengono quindi sistematicamente abusate e/o usate impropriamente: negli anni ’70, ad esempio, andavano per la maggiore “cioè” , “al limite mediamente” e “nella misura in cui”, intercalati spesso e male nei discorsi di allora.

Oggi invece abbiamo espressioni ricorrenti come “piuttosto che”, “e quant’altro” oppure “di tutto, di più”.

Le suddette espressioni, qualora non abusate od inserite a sproposito, non sarebbero poi così terrificanti; quello che invece da terribilmente sui nervi, invece, è l’uso smodato e spesso scorretto che se ne fa. Magari da persone convinte di “parlare bene” usandole.

Concordo comunque in pieno con l’autore del suddetto post sul drammatico impoverimento della conoscenza della lingua italiana soprattutto tra i giovani, il cui corretto uso appare per loro un optional. Basti leggere gli orribili SMS che si scambiano tra di loro, infarciti di neologismi di dubbio gusto, errori di ogni tipo e disgustose abbreviazioni delle parole.

Siamo un popolo condannato all’ignoranzità…?? Mah, nel dubbio mi ast’engo!

Miglioriamo chi sta peggio? No, peggioriamo chi sta meglio…

dicembre 19, 2007

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Da molti anni si riscontra nell’operato dei politici nostrani una singolare tendenza, i cui nefasti effetti sono sotto agli occhi di tutti: la tendenza al “peggiorismo”, stretto parente di lustri di controriforme a senso unico, ossia quasi solo esclusivamente a danno di lavoratori dipendenti e pensionati, i cosiddetti redditi fissi.

In cosa consiste questo singolare approccio alle questioni sociali?

Consiste nell’approcciarsi alle suddette questioni invertendone i termini logici. Una normale persona dotata di una sana e comune logica, quando si imbatte in un problema da risolvere, lo fa in termini migliorativi, ossia cerca di migliorare ciò che risulta carente, non tenta sicuramente di peggiorare il resto!

Anche perchè, altrimenti, che soluzione sarebbe? Meglio in quel caso lasciare le cose come stanno.

L’insana logica su cui si muovono i nostri illustri politicanti sembra essere invece proprio quella sopra descritta: compressione delle dinamiche di stipendi e pensioni, progressivo smantellamento della Pubblica Amministrazione tramite il blocco del turn-over, evidente peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di molte categorie.

Gli insegnanti fanno “la bella vita” (con 1.200 Euro al mese…)? Allora riduciamoli all’osso, non chiamiamo i supplenti accorpando le classi quando qualcuno è assente, facciamoli venire in servizio anche ad agosto (ad osservare le pareti, presumo) e riempiamoli di inutili riunioni pomeridiane, solo per dimostrare che così ora finalmente anche loro non stanno poi così bene.

I dipendenti pubblici sono dei “privilegiati”, beati loro (1.100 Euro al mese in media…)? Ed allora annientiamoli col blocco del turn-over riducendoli al lumicino, in modo tale che oggi un solo lavoratore deve fare ciò che prima facevano in quattro, con le immaginabili conseguenze sui carichi di lavoro, diventati in alcune realtà sovente insostenibili.

A fronte di questo sfacelo, quanti disoccupati o precari ne hanno realmente beneficiato?? Alzino la mano, prego.

La cosa più triste, infatti, è che a questo progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di “chi stava un pochino meglio” non si sono visti, come contropartita, altrettanti miglioramenti di chi invece oggettivamente stava e sta tuttora peggio…

Ed allora il motto continua ad essere: peggioriamo il meglio, ma senza migliorare il peggio!

(Tranne la classe politica, ovviamente).

Cosmetica politica: Partito delle Libertà,PD,Cosa Rossa,Cosa Bianca,Cosa Turchina…

dicembre 10, 2007

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In questi ultimi tempi va affermandosi in politica una nuova moda: quella del maquillage.

In un periodo in cui la classe politica è in piena crisi, registrando valori di impopolarità mai raggiunti in precedenza ed un distacco dalla vita reale dei cittadini veramente abissale, i nostri “statisti”, fiutando sagacemente aria di pedate nel sedere, cosa sono andati ad escogitare? La cosmetica politica!

E’ un meccanismo molto semplice: si tratta in pratica di prendere uno o più partiti esistenti, cambiargli nome e simbolo e…et voilà, ecco pronto il “nuovo” partito, vergine ed illibato, pronto a buttarsi nella mischia.

Di nuovo c’è però in realtà solo il nome, visto che i personaggi che lo compongono restano sempre drammaticamente gli stessi! Sarebbe questo il tanto auspicato rinnovamento della politica??

E’ come cercare di rifare il trucco ad una vecchia signora: sempre vecchia resta…mentre ci sarebbe realmente bisogno, per un vero cambiamento, di volti nuovi, di personaggi veramente nuovi.

Se questo è il nuovo che avanza…aridatece il Caf!

Destra o sinistra? Nessuna delle due, grazie…

dicembre 4, 2007

paura1.pngDiciamoci la verità: se si andasse alle urne domattina, cosa votereste?

Personalmente in una simile eventualità mi troverei in serio imbarazzo. Mai come in questi ultimi tempi, infatti, la politica è e viene percepita come un’entità distante anni luce dalle problematiche reali dei cittadini.

Li vediamo e li sentiamo tutti i giorni a rimpallarsi responsabilità, a discutere di cose che hanno ben poco a che fare con le esigenze concrete della gente, a teorizzare strategie e schieramenti, a fare e disfare partiti, ma in concreto non risolvono mai nulla…o comunque non riusciamo a notare apprezzabili miglioramenti nelle nostre condizioni di vita, mentre i problemi irrisolti rimangono tutti lì dove sono: una situazione di pressochè totale immobilismo.

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito praticamente impotenti ad un inanellarsi consecutivo di controriforme che, abilmente spacciate per “indispensabili ed inevitabili”, hanno ottenuto come unico risultato la drastica perdita del potere d’acquisto di stipendi e pensioni ed un generale peggioramento delle condizioni di vita delle persone. Ritengo infatti una riforma tale solo nel caso in cui vada a migliorare lo status di cose esistenti, non certo quando va in senso peggiorativo.

Siamo arrivati infatti al paradosso in cui i figli hanno condizioni di vita e prospettive sensibilmente peggiori dei padri, vivendo il futuro più come una minaccia che come una promessa: in pratica una generale sensazione di incertezza diffusa.

Con le premesse di cui sopra e considerati i risultati di governo precedenti di entrambi gli schieramenti politici, non vedo profilarsi all’orizzonte un’ormai improcrastinabile inversione di tendenza, che porti ad affrontare e risolvere con determinazione ed efficacia i numerosi problemi esistenti della società civile, per dare un futuro migliore alle giovani generazioni e migliorare lo stato di cose attuale per tutti.

Rispondendo quindi all’inquietante interrogativo iniziale dico che forse sto diventando qualunquista, ma allo stato odierno dei fatti non saprei veramente se e chi votare: sembrano proprio tutti negativamente uguali…mentre noi siamo sempre più disorientati.

E’ una triste considerazione, ma purtroppo è così. Ecco quindi spiegata anche la ragione del grande successo di popolo di alcune (lodevoli ed utili, a mio avviso) iniziative di personaggi non politici come Beppe Grillo, che vanno ad inserirsi proprio a riempimento del drammatico vuoto di cui tutta la politica oggi sembra pervasa.

Vogliamo chiamarla antipolitica? Anteporre “anti” ad una parola presuppone la sua negazione: chi rappresenta allora oggi in maniera più aderente questo concetto: chi si batte per una società migliore invocando una gestione della res publica più efficiente e trasparente, oppure gli uomini politici attuali che non fanno assolutamente il mestiere per cui sono profumatamente pagati con i soldi dei contribuenti (leggasi noi), preoccupati solo di difendere strenuamente i loro ingiusticabili privilegi e continuando per giunta a mantenere un atteggiamento chiuso, distante ed autoreferenziale??

Ai lettori l’ardua sentenza.