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La precarietà del lavoro è un fenomeno incivile

dicembre 12, 2007

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Il fenomeno della precarietà del lavoro è assolutamente indegno di un paese sedicente civile.

Personalmente appartengo ad una generazione che, sia pur con molte difficoltà, si è salvata da questa drammatica situazione. Che dire però dei giovani (e spesso anche meno giovani) di oggi?

Loro malgrado hanno un orizzonte temporale di pianificazione della loro esistenza sorprendentemente breve: sono infatti costretti a vivere praticamente alla giornata, non avendo le condizioni oggettive per poter guardare troppo oltre.

Trovo questo scippo di futuro veramente riprovevole; checchè ne dica il buon Ministro Padoa Schioppa a proposito dei “bamboccioni”, le condizioni lavorative di questi ragazzi sono tali per cui risulta praticamente impossibile condurre un’esistenza dcorosa e normale, pianificare il futuro, metter su casa e famiglia, fare figli. Non è che non lo vogliono, semplicemente non se lo possono permettere.

Se invece prendiamo il caso dei fortunati figli di famiglie più abbienti, tipo magari la famiglia Padoa Schioppa, allora le prospettive sono ben diverse: studiano presso strutture esclusive (mica alla statale), vanno a vivere da soli (ma con la servitù e casa comprata da papà), iniziano presto a lavorare (leggasi conoscenze giuste). Che bravi ragazzi che sono! Loro sì che sono “indipendenti”, mica come i bamboccioni figli di operai e pensionati che restano a casa (se ce l’hanno) di papà e mammà fino in età matura…e poi loro già lavorano stabilmente, mica vanno a perdere tempo in giro (magari alla ricerca di un lavoro).

Che tempi strani sono questi in cui viviamo: ci troviamo in una società che sembra spesso sovvertire all’esatto opposto i più comuni valori, che diventano all’occorrenza disvalori e viceversa, il tutto a geometria variabile, a seconda delle convenienze del momento.

Bisogna comunque con urgenza restituire ai giovani il loro futuro, che gli è stato indebitamente sottratto da una società divenuta incapace di evolversi.

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Destra o sinistra? Nessuna delle due, grazie…

dicembre 4, 2007

paura1.pngDiciamoci la verità: se si andasse alle urne domattina, cosa votereste?

Personalmente in una simile eventualità mi troverei in serio imbarazzo. Mai come in questi ultimi tempi, infatti, la politica è e viene percepita come un’entità distante anni luce dalle problematiche reali dei cittadini.

Li vediamo e li sentiamo tutti i giorni a rimpallarsi responsabilità, a discutere di cose che hanno ben poco a che fare con le esigenze concrete della gente, a teorizzare strategie e schieramenti, a fare e disfare partiti, ma in concreto non risolvono mai nulla…o comunque non riusciamo a notare apprezzabili miglioramenti nelle nostre condizioni di vita, mentre i problemi irrisolti rimangono tutti lì dove sono: una situazione di pressochè totale immobilismo.

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito praticamente impotenti ad un inanellarsi consecutivo di controriforme che, abilmente spacciate per “indispensabili ed inevitabili”, hanno ottenuto come unico risultato la drastica perdita del potere d’acquisto di stipendi e pensioni ed un generale peggioramento delle condizioni di vita delle persone. Ritengo infatti una riforma tale solo nel caso in cui vada a migliorare lo status di cose esistenti, non certo quando va in senso peggiorativo.

Siamo arrivati infatti al paradosso in cui i figli hanno condizioni di vita e prospettive sensibilmente peggiori dei padri, vivendo il futuro più come una minaccia che come una promessa: in pratica una generale sensazione di incertezza diffusa.

Con le premesse di cui sopra e considerati i risultati di governo precedenti di entrambi gli schieramenti politici, non vedo profilarsi all’orizzonte un’ormai improcrastinabile inversione di tendenza, che porti ad affrontare e risolvere con determinazione ed efficacia i numerosi problemi esistenti della società civile, per dare un futuro migliore alle giovani generazioni e migliorare lo stato di cose attuale per tutti.

Rispondendo quindi all’inquietante interrogativo iniziale dico che forse sto diventando qualunquista, ma allo stato odierno dei fatti non saprei veramente se e chi votare: sembrano proprio tutti negativamente uguali…mentre noi siamo sempre più disorientati.

E’ una triste considerazione, ma purtroppo è così. Ecco quindi spiegata anche la ragione del grande successo di popolo di alcune (lodevoli ed utili, a mio avviso) iniziative di personaggi non politici come Beppe Grillo, che vanno ad inserirsi proprio a riempimento del drammatico vuoto di cui tutta la politica oggi sembra pervasa.

Vogliamo chiamarla antipolitica? Anteporre “anti” ad una parola presuppone la sua negazione: chi rappresenta allora oggi in maniera più aderente questo concetto: chi si batte per una società migliore invocando una gestione della res publica più efficiente e trasparente, oppure gli uomini politici attuali che non fanno assolutamente il mestiere per cui sono profumatamente pagati con i soldi dei contribuenti (leggasi noi), preoccupati solo di difendere strenuamente i loro ingiusticabili privilegi e continuando per giunta a mantenere un atteggiamento chiuso, distante ed autoreferenziale??

Ai lettori l’ardua sentenza.