Miglioriamo chi sta peggio? No, peggioriamo chi sta meglio…

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Da molti anni si riscontra nell’operato dei politici nostrani una singolare tendenza, i cui nefasti effetti sono sotto agli occhi di tutti: la tendenza al “peggiorismo”, stretto parente di lustri di controriforme a senso unico, ossia quasi solo esclusivamente a danno di lavoratori dipendenti e pensionati, i cosiddetti redditi fissi.

In cosa consiste questo singolare approccio alle questioni sociali?

Consiste nell’approcciarsi alle suddette questioni invertendone i termini logici. Una normale persona dotata di una sana e comune logica, quando si imbatte in un problema da risolvere, lo fa in termini migliorativi, ossia cerca di migliorare ciò che risulta carente, non tenta sicuramente di peggiorare il resto!

Anche perchè, altrimenti, che soluzione sarebbe? Meglio in quel caso lasciare le cose come stanno.

L’insana logica su cui si muovono i nostri illustri politicanti sembra essere invece proprio quella sopra descritta: compressione delle dinamiche di stipendi e pensioni, progressivo smantellamento della Pubblica Amministrazione tramite il blocco del turn-over, evidente peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di molte categorie.

Gli insegnanti fanno “la bella vita” (con 1.200 Euro al mese…)? Allora riduciamoli all’osso, non chiamiamo i supplenti accorpando le classi quando qualcuno è assente, facciamoli venire in servizio anche ad agosto (ad osservare le pareti, presumo) e riempiamoli di inutili riunioni pomeridiane, solo per dimostrare che così ora finalmente anche loro non stanno poi così bene.

I dipendenti pubblici sono dei “privilegiati”, beati loro (1.100 Euro al mese in media…)? Ed allora annientiamoli col blocco del turn-over riducendoli al lumicino, in modo tale che oggi un solo lavoratore deve fare ciò che prima facevano in quattro, con le immaginabili conseguenze sui carichi di lavoro, diventati in alcune realtà sovente insostenibili.

A fronte di questo sfacelo, quanti disoccupati o precari ne hanno realmente beneficiato?? Alzino la mano, prego.

La cosa più triste, infatti, è che a questo progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di “chi stava un pochino meglio” non si sono visti, come contropartita, altrettanti miglioramenti di chi invece oggettivamente stava e sta tuttora peggio…

Ed allora il motto continua ad essere: peggioriamo il meglio, ma senza migliorare il peggio!

(Tranne la classe politica, ovviamente).

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